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LA PARTECIPAZIONE DELL’ESERCITO DEGLI STATI UNITI AL PRIMO CONFLITTO
MONDIALE SUL FRONTE ITALIANO DEL PIAVE : ANNI 1917 – 1918.
Alla data del 6 aprile1917, gli Stati Uniti d’America dichiararono guerra alla Germania aderendo alla lotta delle Nazioni Alleate Europee, con il titolo di Nazione Associata al conflitto in corso in Europa.Una Forza di Spedizione Americana ( A.E.F. ) venne creata ed addestrata negli Stati Uniti , allo scopo di essere inviata sul fronte Francese per prendere parte alle battaglie da tempo in corso contro l’invasore Germanico che dal 1914 occupava il suolo del Belgio e della Francia.
Assieme ai Francesi anche gli Inglesi da anni combattevano sullo stesso fronte e già da tempo essi
annoveravano fra le loro file volontari provenienti dagli Stati Uniti che partecipavano alle attività di guerra in uniforme Inglese. In particolare si trattava di personale utilizzato nei sevizi della Sanità, dei Trasporti e dell’Aereonautica, ma anche in Fanteria ed in Artiglieria.
Alcuni di questi volontari Americani erano presenti anche sul fronte Italiano, sia in quanto già inquadrati in unità Britanniche di Fanteria e di Artiglieria poi inviate in Italia a combattere come truppe Alleate, che in qualità di volontari giunti prima della data di entrata nel conflitto degli Stati Uniti, i quali combattevano con l’uniforme Italiana. Con l’entrata in guerra degli U.S.A. vennero costituite dall’ U.S. Army delle Missioni Militari il (U.S. Military Missions ) il cui obbiettivo era, in attesa che il grosso delle truppe completasse il proprio addestramento in corso e venisse trasferito in Europa, di collaborare alla creazione di una rete di servizi logistici a supporto delle attività belliche in corso, allo scopo di acquisire una certa esperienza, nonché di imparare a conoscere le realtà belliche dei vari stati Alleati coinvolti nel conflitto. In Italia, il comando della Missione Militare U.S. era affidato al Maggior Generale Eben Swift.
Furono così istituiti servizi di Sanità, servizi di trasporti ambulanze ( A.F.S. ), attivata la Croce Rossa Americana ( A.R.C. ), la YMCA con il suo personale addetto a curare il benessere ed il
morale dei combattenti (con propri spacci e punti di ristoro e ricreazione ).
Và detto che già dal 1915, oltre ai richiamati dell’Esercito Italiano già emigrati negli Stati Uniti per
lavoro ma ancora cittadini Italiani, un grande flusso di volontari cittadini Americani ma di origini Italiane, erano confluiti nelle file dell’Esercito Italiano. Và ricordato il poi futuro sindaco di Nuova York, Fiorello La Guardia avvocato e membro del Congresso, che combattè sul fronte Italiano come ufficiale pilota della Regia Aeronautica, ed il futuro romanziere Ernest Hemingway che fù autista di ambulanze già sul fronte dell’Isonzo.
Le Associazioni patriottiche Italo – Americane furono di grande peso nell’indirizzare i giovani di
origine Italiana a presentarsi volontari in Italia : molto scalpore negli Stati Uniti aveva fatto la
notizia di un sommergibile Germanico posa mine, che nel 1916 in Adriatico aveva causato l’affondamento di una nave per il trasporto truppe che recava soldati Italiani in Albania : ben duecento volontari Italo – Americani vi avevano perso la vita in quanto imbarcati. Per il motivo che non c’era alla data dell’accaduto una ufficiale dichiarazione di guerra fra l’Italia e la Germania, (come al momento dell’entrata in guerra degli U.S.A. non ci fù una dichiarazione di guerra anche all’Austria – Ungheria, nazione alleata della Germania ) l’avvenimento creò un precedente notevole nell’opinione pubblica d’oltre mare.
L’Italia dichiarò guerra alla Germania nell’agosto del 1916, mentre gli Stati Uniti dichiararono guerra all’Austria – Ungheria nel dicembre del 1917. Quando nel novembre dello stesso anno le prime divisioni dell’esercito U.S. giunsero in Francia per essere impiegate al fronte, venne dato ordine a tutti i cittadini degli Stati Uniti che combattevano da volontari negli eserciti Alleati, su tutti i fronti , di ricongiungersi in Francia al loro Corpo di Spedizione finalmente giunto nel teatro di operazioni.
Questo provocò una migrazione di soldati esperti dall’Italia verso la Francia. Rimase presente la Missione Militare U.S. che si operò affinché restasse attivo sul posto perlomeno il servizio della Sanità e dei Trasporti.
Al momento della dichiarazione di guerra, l’esercito degli Stati Uniti, composto per la maggior parte di personale in servizio permanente effettivo e di limitati quadri subalterni e di truppa, era
reduce da attività militari di secondo ordine, causate al confine con il Messico da infiltrazioni di bande irregolari Messicane guidate da Pancho Villa, e da attività antiguerriglia svolte nelle isole Filippine allora protettorato degli U.S.A., contro gruppi armati di ribelli locali.
Il Capo di Stato Maggiore generale Tasken C.Bliss indisse immediatamente un arruolamento di volontari istituendo in tutto il Paese degli uffici per l’arruolamento, che in breve tempo misero a disposizione il personale necessario alla formazione di 90 Divisioni di Fanteria, una risposta ben superiore alle necessità previste per il conflitto.
Nei Centri di Addestramento sparsi nel Paese, che furono ben 18, si iniziò subito l’opera di istruzione delle truppe in tutte le specialità militari. Ci interessa in particolare la 83a Divisione di
Fanteria “ OHIO “ perchè è da questa unità che in seguito venne tolto il 332° Reggimento Fanteria
per essere inviato in Italia. Il comandante della divisione fù il Maggior Generale R.F.Glen, mentre
il comandante del 332° Reggimento fù il Colonnello William Wallace.

Il reggimento completò l’addestramento a Camp Sherman presso Chillicothe nello stato dell’Ohio,
non senza le tante difficoltà dovute all’inesperienza ed all’impreparazione dei primi tempi. Nel gennaio del 1918, la 83a Divisione venne dichiarata idonea all’impiego al fronte e messa a disposizione della Forze di Spedizione Americane ( A.E.F. ) poste al comando del Generale J. Pershing.
In Italia, nel frattempo, nell’ottobre del 1917 c’era stata la battaglia di Caporetto e la linea del fronte era arretrata dal fiume Isonzo al fiume Piave. Negli U.S.A. l’opinione pubblica Italo – Americana premeva affinché truppe Americane venissero al più presto inviate in Italia in aiuto all’Esercito Italiano. Il parere però dei Comandi Militari U.S. negli Stati Uniti, era quello di fornire all’Italia
solo aiuto sanitario e logistico, non quello di inviare truppe da combattimento al fronte.
Dello stesso parere era il Comandante delle Forze di Spedizione Americane in Europa Gen. J. Pershing, il quale era profondamente convinto che il vero fronte risolutore della guerra in Europa sarebbe stato quello Francese, ed era contrario a destinare qualsiasi unità delle sue truppe ad altri teatri di scontro a suo avviso inferiori e non risolutivi per il conflitto. Pertanto nessuna decisione fù presa in merito.
Alla Conferenza delle Potenze Alleate tenutasi a Chantilly in Francia nel febbraio del 1918, il Primo
Ministro Italiano Vittorio E.Orlando richiese ufficialmente che un contingente di truppe Statunitensi
venisse messo a disposizione del Comando Supremo del Regio Esercito, così come era già stato in passato fatto anche da tutti gli altri Paesi Alleati. Il Presidente Americano Wilson, nonostante il parere contrario di tutti i suoi Generali ed Addetti Militari, si trovò nelle condizioni di dovere dare le direttive affinché un contingente militare U.S. venisse inviato in Italia. Oltre a motivi morali, di immagine ed ai doveri della Alleanza, furono anche le pressioni politiche esercitate sul Congresso dalla consistente comunità Italo – Americana, che agevolarono la decisione di inviare sul fronte Italiano un Reggimento di Fanteria con la completa dotazione di unità sussidiarie ( Battaglione di Mitragliatrici, batterie di Artiglieria con le batterie di Mortai da trincea ) forniti di una autonoma logistica, nonché di unità indipendenti di Sanità. La scelta ricadde sul 332° Reggimento Fanteria, già a disposizione negli U.S.A per il suo trasferimento in Europa. I Comandanti Militari si opposero alla possibilità di fornire subito all’Italia una delle unità già attive presenti sul fronte Francese, ma richiesero che l’Italia venisse rifornita direttamente dagli U.S.A con reparti colà disponibili ed in attesa di trasferimento in Europa.
In effetti, l’offensiva Tedesca in Francia si sviluppò proprio nel mese di marzo del 1918, e di sicuro
non sarebbe stato proprio possibile per gli Alleati uno spostamento di truppe a favore dell’Italia con una poderosa offensiva nemica in corso.
Per motivi di precedenza sui trasporti dei rifornimenti, il 332° Reggimento potè lasciare gli Stati Uniti solo nel maggio del 1918, assieme a tutta la 83a Divisione, e raggiunse l’Inghilterra il giugno successivo. Mentre si stava preparando ad essere trasferita in Francia e quindi poi in Italia, giunse la notizia dell’offensiva Austro – Ungarica del giugno del 1918 sul Piave che rallentò ancora la loro partenza dall’Inghilterra. Un contingente di circa 2000 ufficiali e soldati si imbarcò sul piroscafo Italiano Giuseppe Verdi e raggiunse Genova via mare il 28 giugno del 1918. Con il treno infine questo gruppo arrivò a Padova, ove già risiedeva il Comando della Missione Militare U.S.
Venne così creato in Padova il Quartiere Generale delle truppe U.S. presenti in Italia, mentre a Verona venne installato l’Ospedale Militare da Campo (AEF 331) ed in Vicenza l’Ospedale Militare di Base (AEF 102 ). Il 25 luglio del 1918, il 332° Reggimento Fanteria che nel frattempo si trovava in Francia, venne caricato su dei treni e trasferito in Italia. Il Reggimento raggiunse la stazione di Milano il 28 luglio del 1918 accolto calorosamente dalla popolazione Italiana e dalle Autorità locali. Identica accoglienza ricevette a Villafranca di Verona, ove il contingente venne fatto scendere dai treni e preparato ad essere trasferito a mezzo di camion nei vari quartieri loro assegnati. A Villafranca di Verona rimasero il 3° Battaglione assieme alla Compagnia Mitraglieri ed alla Compagnia dei Rifornimenti. A Custoza, nelle vicinanze dell’Ospedale Militare da Campo 331 prese alloggiamento il 2° Battaglione, mentre il 1° Battaglione con lo stesso Comando del Reggimento trovarono sede a Sommacampagna ( Verona ) unitamente alle unità di completamento (artiglieria, mortai ecc.). Le altre minori unità, vennero ripartite fra i vari Battaglioni.
I locali e le aree messe a disposizione del contingente U.S. erano tutte strutture militari Italiane già in precedenza usate dal Regio Esercito, ed essendo piuttosto obsolete non si può dire che fossero all’apice della efficienza e della sicurezza sanitaria. In qualche edificio mancava l’acqua corrente e la pulizia lasciava alquanto a desiderare. Vennero subito effettuati lavori migliorativi nel tentativo di portare le strutture ad un buon livello sanitario e di sicurezza, ma alcuni dei soldati purtroppo si ammalarono e iniziarono così i primi decessi per infezioni ed epidemie.
Iniziarono subito anche gli addestramenti alla guerra di trincea, in zone opportunamente adattate
allo scopo, sia per la Fanteria che per l’Artiglieria, in località Valeggio sul fiume Mincio, attività che durarono per l’intero mese di agosto del 1918, e che coinvolsero a turno i reparti Americani dell’intero contingente. Anche durante queste esercitazioni, si ebbero delle vittime dovute ad incidenti ed errori. L’addestramento era effettuato da reparti di Arditi del Regio Esercito Italiano. Alla fine di agosto le prime unità del 332° Reggimento erano già pronte per l’impiego al fronte. I primi ad essere impegnati furono gli uomini del 2° Battaglione che vennero aggregati alla 37a Div. di Fanteria Italiana già in linea sul Piave nel settore di Candelù. Il 1° Battaglione fù trattenuto come riserva nelle retrovie fra Varago e Maserada ( Treviso ) mentre il 3° stava completando l’addestramento. Agli inizi di ottobre tutto il contingente era disponibile all’impiego al fronte.
Le prime settimane del mese di ottobre i reparti si alternarono in turni di trincea fra Candelù e le Grave di Papadopoli, in una zona ritenuta relativamente tranquilla, e pochissime furono le perdite provocate dai casuali ed irregolari tiri delle artiglierie Austro – Ungariche, mentre già l’esercito nemico iniziava a dare i primi segni di cedimento.
L’offensiva di Vittorio Veneto iniziata il 24 ottobre del 1918, colse la 37a Divisione di Fanteria Italiana con l’aggregato contingente U.S. in riserva nelle retrovie. Solo il giorno 29 ottobre essi ricevettero l’ordine di avanzata e dell’attraversamento del fiume Piave, all’inseguimento del nemico ormai in piena ritirata. Il giorno 3 novembre l’avanguardia della 37a Divisione di Fanteria Italiana che era composta per l’appunto da reparti del 332° Reggimento U.S. presero contatto con dei reparti Austro – Ungarici i quali si erano attestati per una resistenza sul Ponte della Delizia, sul fiume Tagliamento. Il giorno 4 novembre al mattino un attacco dei fanti del 332° Reggimento conquistò le posizioni tenute dagli Austro – Ungarici e li costrinse alla resa, lanciandosi poi all’ inseguimento dei fuggitivi sulla strada Codroipo – Udine. Le perdite furono limitatissime. Lo stesso giorno, alle ore 3 del pomeriggio entrava in vigore l’armistizio stipulato fra L’Italia e L’Austria – Ungheria, e cessarono i combattimenti. L’avanzata potè proseguire incontrastata fino ai vecchi confini del Regno d’Italia ed oltre, nei territori Austriaci previsti di essere occupati dal Regio Esercito Italiano.
Venne deciso che il contingente U.S. divenisse forza di occupazione Alleata nei territori dell’ex
Impero Austro – Ungarico, e pertanto essi vennero fatti proseguire nell’avanzata sino a raggiungere il vecchio confine Italo – Austriaco nei pressi del torrente Judrio. Il confine venne attraversato al ponte sullo Judrio in località Trussio nei pressi di Brazzano di Cormòns, località che venne subito raggiunta dal Reggimento al completo il quale marciava inquadrato con la banda in testa e con le bandiere nazionali spiegate al vento. A Cormòns, ai militari venne dato alloggio nella vecchia caserma Austro-Ungarica situata in Via Cancelleria Vecchia e nella adiacente scuola popolare. Il Reggimento si fermò a Cormòns per poche settimane : durante il mese di novembre del 1918, il 2° Battaglione venne trasferito a Trieste, ove via mare fù inviato in Dalmazia e colà divenne forza di occupazione a Cattaro. Eguale sorte ebbe il 3° Battaglione che raggiunse prima Trieste ed in seguito fù imbarcato e proseguì per la città di Fiume in Istria, sempre con incarico di forza Alleata occupante. Il 1° Battaglione venne invece fatto rientrare a Treviso e si occupò del recupero di tutte le strutture militari U.S. esistenti nell’ex Zona di Guerra, allo scopo di rispedirle negli U.S.A. Infatti, dal mese di marzo del 1919, il 332° Reggimento riunì a Treviso tutti i suoi reparti al completo e nel mese seguente si trasferì a Genova e da quel porto salpò con destinazione rientro negli Stati Uniti .
Assieme a loro rientrarono in Patria tutti i componenti la Missione Militare U.S., le ambulanze dell’
A.F.S., i membri della Croce Rossa Americana e delle altre istituzioni presenti in Italia, ed anche i 54 ufficiali piloti Americani che avevano servito in reparti e con aerei della Regia Aeronautica in assenza di un proprio reparto aeronautico nazionale, che non si fece mai in tempo ad attivare sul suolo Italiano.
Anche se il tardivo impiego delle truppe Americane sul fronte Italiano non permise a quei reparti
di utilizzare in pieno la propria potenzialità bellica e la preparazione al combattimento acquisita, è innegabile l’immenso e positivo impatto psicologico che la loro presenza comportò per l’opinione pubblica Italiana ed il Regio Esercito. Và loro riconosciuta una collaborazione che per quanto breve fu utilissima ai fini della vittoria delle Armi Italiane. Inoltre, la loro presenza neutrale in zone ex – Austriache occupate, contese fra l’Italia e la Jugoslavia, divenne nell’immediato dopoguerra un importante deterrente che contribuì ad evitare l’aggravarsi ed il deteriorarsi dei rapporti fra gli Alleati.
Al rientro negli Stati Uniti, i componenti del 332° Reggimento ostentavano cucito sulla manica della giubba un fregio in panno colorato rosso con al centro il leone di San Marco ricamato con del filo dorato, e con al centro del libro aperto sorretto dagli artigli del leone, riportato il numero del Reggimento, il 332°. La fattura era tipicamente artigianale, prodotto certamente a Treviso o nei dintorni, del tutto fuori delle regole militari ufficiali. Però negli anni a seguire, questo fregio fuori ordinanza venne riconosciuto ed autorizzato dall’U.S.Army e venne inserito nel già esistente fregio araldico del Reggimento.
Durante l’occupazione Alleata della Venezia Giulia, alla fine della 2a guerra mondiale, il Quartiere
Generale della 88a Divisione di Fanteria “Blue Devils” aveva sede in Gorizia . Uno degli ufficiali U.S. del Comando di Divisione con responsabilità logistiche civili e militari, fù il Ten. Colonnello Ralph R. Klinger, che nel novembre1918 con il grado di Capitano aveva raggiunto ed occupato la città di Cormòns con la propria Compagnia “K” del 332° Reggimento, ed era stato poi alloggiato
nell’edificio della scuola. In seguito egli era stato assegnato ai reparti trasferiti nelle zone occupate
contese fra Italia e Jugoslavia, non rientrando in seguito negli Stati Uniti assieme al Reggimento, ma restando in Europa a disposizione della Commissione Interalleata di Pace, che terminò i suoi lavori ben nel 1921. Come Veterano della 1a G.M. egli rilasciò nel 1946 una intervista al giornale settimanale della 88a Divisione “ The Blue Devil “ che all’epoca si stampava in Italia, nella quale raccontò le sue esperienze di allora con una lucidità ed una ricchezza di particolari da farle sembrare come fossero appena accadute. Egli era molto orgoglioso di essere ritornato per la seconda volta negli stessi luoghi, durante la sua carriera militare. Una testimonianza che la Storia è un ripetersi di avvenimenti.
By Selvino Ceschia, settembre 2008.
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